Bus de le Néole, uno spettacolo incredibile!

I Monti del Sole o li si ama o li si odia!

Leggendo le rare guide a riguardo le relazioni sono tutt’altro che incoraggianti: passaggi esposti, cenge vertiginose, sentieri quasi inesistenti, tracce battute solo dai camosci e soprattutto zecche, molte insidiose zecche. Queste ultime, infide abitanti di queste montagne, sono quelle che più scoraggiano le escursioni restringendo di molto il periodo ottimale per la loro frequentazione.
Siamo in provincia di Belluno e il gruppo dei Monti del Sole è interamente compreso nei confini del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, ciò nonostante la zona è selvaggia e poco battuta. Un tempo terra di pascoli e boscaioli ora che queste attività qui sono state abbandonate in favore di luoghi più comodi il territorio è stato abbandonato e la natura sta velocemente riprendendone possesso. Incuneati fra la val Cordevole e la valle del Mis, oscurati dalla fama delle vette dolomitiche più conosciute qui vi troviamo un mondo a parte, misterioso, oscuro e selvaggio.
Il mio approccio a queste montagne è abbastanza recente e per il momento il mio innamoramento è appena sul nascere, ma man mano che li frequento mi rendo conto che abbiamo delle meraviglie indescrivibili vicino a noi, protette come tesori in buie e apparentemente inviolabili vallate, un volta dentro però ecco rinascere il nostro spirito bambino ritrovandosi meravigliati ed increduli in ogni piccolo angolo di questo modo.

Fra tutte le meraviglie dei Monti del Sole ne esiste una in particolare, fenomeno unico in tutte le Dolomiti, il Bus de le Néole, termine dialettale che significa Buco delle Nuvole. Si tratta di un incredibile caverna naturale frutto di antichi crolli di roccia. Il toponimo dialettale coniato anticamente dai valligiani si riferisce al fatto che in particolari condizioni meteo, generalmente dopo la pioggia ma anche quando il tempo sta per cambiare, l’aria proveniente dalla val Pegolèra si incanala nel camino di roccia per fuoriuscire dal versante opposto sotto forma di vapori, nuvole appunto.
Con un diametro di circa 20 metri il buco visto dall’alto è affascinante, si apre in mezzo a mughi rigogliosi e l’approccio è possibile solo in un paio di punti per poter osservarlo in sicurezza. In basso invece la storia cambia e la grandiosità della grotta che da terra a cielo si sviluppa per oltre 150 metri è indescrivibile. Il collegamento fra i due punti di vista sembrava del tutto assente e solo qualche anno fa lo si è trovato attraverso una cengia da camosci che si sviluppa esternamente alla grotta per poi proseguire con passaggi esposti, non è una via da tutti, l’itinerario è descritto sulla guida “Monti del Sole e Piz de Mezodì” di Pietro Sommavilla e Luca Celi con varie collaborazioni (Fondazione Giovanni Angelini – Centro Studi sulla Montagna, Belluno, 2014).

Io ho escluso fin dal principio questa soluzione e ho deciso di raggiungere il Bus de le Néole in due escursioni distinte che qui vi voglio mostrare attraverso foto e parole.

La via più facile è senza dubbio la salita da Forcella Franche e permette di vedere dall’alto il fenomeno. Il percorso parte dalla vecchia cava e seguendo la strada forestale che passa a sinistra di essa si addentra nel bosco in direzione nord est scendendo verso la Valle Imperina, lo si abbandona però ben presto per seguire le indicazioni del sentiero CAI 874 per forcella de l’Om. La prima meraviglia che incontro lungo il percorso è il ruscello che scorre nella Val Fresca, acqua pura e cristallina che scende dalla montagna con eleganti saltelli, d’obbligo la prima velocissima sosta per riempire la borraccia, anche due visto che poi l’acqua sarà assente lungo tutto il percorso.

Acqua cristalline in Val Fresca

Le acque della Val Fresca

Le acque della Val Fresca

Il passo successivo invece mi ha entusiasmato un po’ meno, il sentiero da qui inizia ad inerpicarsi ripidissimo sulla destra orografica della valle, non c’è tregua se non qualche breve stacco, per il resto tutta salita ben tracciata. Una volta preso il ritmo la progressione è costante e piacevole con uno splendido panorama sulla conca Agordina. La chiesa di Rivamonte si fa sempre più piccola e la vista si apre sugli altri paesi della conca, Agordo, La Valle, fino a Taibon Agordino e a tutte le piccole frazioni. Pur trovandosi catapultati in un ambiente solitario raramente si perde il contatto con la vita al di sotto di noi.La conca agordina

In alcuni punti la via si fa molto ardita e in corrispondenza di una frana il sentiero si interrompe bruscamente, devo arrangiarmi come posso per guadagnare i metri mancanti a recuperarlo poco più in altro, la presenza di alcuni alberi è in questo caso provvidenziale. Con l’aumentare della quota anche la vegetazione cambia e il bosco sempre più spesso si concede a scorci interessanti verso il Piz de Mezodì e la forcella del Bus de le Néole. Superato il Pizón de Costéde il sentiero si addentra in un fitto bosco di faggi e incontro la prima ed unica tabella che riporta il nome del mio obiettivo. In verità qui mi fermo perché questo era il mio primo approccio alla zona ed ero partito di pomeriggio solo per un primo sopralluogo, ritorno sui miei passi….la prossima volta sarà quella decisiva.

Direzione Bus de le Néole


Siamo a giugno e sono a casa in ferie. Il Bus de le Néole è sempre lassù e la voglia di vederlo e fotografarlo è tanta, qualche problema tecnico mi ha costretto a rimandare fino a questa sera il mio appuntamento ma finalmente mi decido e con il benestare di moglie e figlia parto……sono le 21:00!!!
Il fresco della notte mi aiuta nella progressione ma il sentiero si conferma veramente duro. Mi fanno compagnia nella salita le luci del fondovalle. Il passaggio nel punto franato è un po’ più difficile ma procedo spedito avendo già visto alla luce tutto il percorso. Giunto alla tabella in minor tempo della prima volta la fotografo e la giro con un messaggio ad un amico, risposta: “Te sei fuori!!!”

Salendo di notte (foto cellulare)

Poco oltre incontro il bivio che sale alla forcella de l’Om, penso che in fondo non mancava molto ad arrivare nemmeno la volta precedente. Mi fermo al chiaro di luna, mangio qualcosa, godo il momento. La traversata tagliata fra i cespugli di pino mugo passa nel catino superiore della Val Fresca, il percorso è molto facile e in breve sono in forcella, provo ad individuare il buco ma non essendoci mai stato non riesco a capirmi, è buio! Ci rinuncio e trovo uno splendido pianoro sgombero da cespugli proprio sul ciglio, ma protetto da alcuni massi. Sembra un ballatoio a strapiombo sul vertiginoso solco della val Pegolèra. Stendo un telo e mi infilo nel sacco a pelo. Mi guardo attorno, scatto qualche immagine notturna, inizio a fantasticare su cosa potrò vedere l’indomani, l’orologio segna l’una esatta. La mia grande preoccupazione è la molta umidità che c’è nell’aria, faccio fatica a prendere sonno e spero che la foschia non mi rovini l’alba che verrà fra qualche ora. Nel silenzio della notte si sentono i rumori che giungono dal fondovalle: un cane che abbaia, i rintocchi del campanile, qualche sasso che rotola.

Notturna in forcella Bus de le NéoleLa Dèrla Notturna verso la val Pégolera

La luce arriva in breve e come temevo la foschia è veramente tanta, lo spettacolo che si dovrebbe vedere oltre le prime cime lo posso solo immaginare ma nonostante tutto la danza delle nuvole crea una splendida situazione. Mi sgranchisco le ossa ed esco dal mio giaciglio duro e scomodo. Quel pò che ho dormito è servito comunque per riprendere le forze. Preparo la reflex e tutta l’attrezzatura e mi concentro sulle immagini. Cambio varie volte posizione scegliendo i punti migliori sul ciglio dell’insellatura facendomi spazio fra i mughi che sfidano rigogliosi il vuoto sottostante. Attedo con ansia i raggi di sole che dovrebbero farsi strada proprio di fronte a me. La situazione è irreale, splendida. La luce dipinge le nubi e accarezza le montagne in un’atmosfera mistica, molto fotogenica. Alterno dettagli sulle montagne a visioni più ampie cambiando spesso obiettivo. Mano a mano che passano i minuti i colori si intensificano fino all’apoteosi del momento, la luce calda del sole riesce a trovare spazio in uno squarcio di vuoto…click…click…click….le immagini si imprimono indelebili nella scheda di memoria.

Guglie dei Monti del Sole all'albaLa val Pégolera dall'alto La magia della luceLa val Pégolera al sorgere del sole

Una volta sazio di immagini mi sposto scendendo di poco per fare la conoscenza con la profonda voragine che dà il nome alla forcella. E’ affascinante ed inquietante!

Dentro la profonda forra scorgo il volo di alcuni uccelli, beati loro che riescono a vincere la verticalità e a godere appieno di questo splendore, la luce che penetra dal fondo è magia, uno spettacolo che merita di essere visto.

Su un masso in prossimità dell’orlo c’è un chiodo fisso probabilmente usato dagli speleologi che per primi si sono calati all’interno della forra, i baranci rigogliosi precludono l’accesso al punto più interessante ma allo stesso tempo le loro radici consolidano il ciglio e lo proteggono. 150 metri di vuoto verticale che mettono in comunicazione due vallate opposte. Mi affaccio alla forra e cerco di indovinarne la fine ma riesco a scorgere solo la luce che penetra dal basso.

Ammirando il Bus de le Néole Bus de le Néole - Monti del Sole Bus de le Néole - Monti del Sole

Felicissimo di aver visto per la prima volta una delle particolarità uniche delle nostre montagne inizio la discesa per una via diversa scegliendo la variante più diretta per la Val Fresca. Il sentiero è a tratti segnato con il colore viola del parco ma è poco battuto e in un paio di punti la via non è proprio intuitiva costringendomi a tornare spesso sui miei passi. Alternativa utile per la discesa non lo consiglierei mai per la salita preferendo senza dubbio il CAI 874 e la successiva traversata verso la forcella.

Ora il progetto di arrivare al Bus de le Néole anche dalla Val Pegolèra inizia a materializzarsi nella mia testa, dovrà passare però ancora qualche mese per poterlo realizzare.

(continua qui)

I bollini segnavia con i colori del P. N. Dolomti Bellunesi Traccia GPS dell'itinerario

8 Responses

  1. la Tiziana says:

    Complimenti! Bellissimo racconto e meravigliose foto…. ho un libro che parla di gnomi e streghe che abitano anche in quei posti… ☺ ti hanno fatto passare! Bene!!!

  2. roberto pedrazzoni says:

    bravo Moreno, complimenti sinceri per il foto racconto, molto fluido nella descrizione e nelle immagini

  3. dario santel says:

    salve…..noi da riva siamo molto legati a questo posto, ma devo dirti che leggendo il tuo racconto mi sono venuti i brividi……quasi come non conoscessi quei luoghi,davvero ne hai fatto una descizione magnifica.Certo che partire alle nove di sera bisogna avere del coraggio da vendere…..davvero complimenti.Vorrei avere una conferma, dici di essere salito sul versante sinistro della val fresca,da intendersi, come ci insegnavano a scuola, quello che sta a sinistra avendo le spalle verso la sorgente? E’ un percorso che non ho mai fatto essendo sempre salito e disceso per il versante destro certamente molto duro ma che almeno ,quando l’ho percorso l’ultima volta 3 anni orsono non presentava franamenti, comunque sempre possibili. Si può anche salire partendo ai castei per la strada militare fino al rifugio delle mandre sistemato dal parco e qundi proseguire fino al pizon di costéde strada molto più semplice ma lunghissima.Ancora complimenti….dario.

    • Ciao Dario, inanzitutto ti ringrazio. Io il Bus de le Néole lo vedo pure tutti i giorni da casa (abito ad Agordo) e saperlo lassù senza averlo mai visto era più forte di me. Per quanta immaginazione uno possa avere bisogna andare a vederlo per capire bene di cosa si tratti. Per il fatto dell’orario diciamo che è una cosa molto affascinante camminare nel bosco, salire al buio in compagnia dei rumori della natura. Io credo che camminare in un bosco, avendo visto in precedenza il sentiero o parte di esso, sia meno pericoloso che andare a spasso per le via di qualsiasi grande città, il rischio massimo è incontrare l’orso ma mi sa che dai Monti del Sole se ne sta alla larga pure lui.
      Per il percorso ho corretto subito l’inesattezza e grazie al tuo dubbio me ne sono accorto…orograficamente intendevo il versante destro della Val Fresca in salita, mentre in discesa ho fatto quello sinistro molto più ingarbugliato.
      Nella via di salita in un punto vi è una frana e mancano 10-15 metri di sentiero. Ero a conoscenza della possibilità di salita dalla vecchia casa cantoniera, sicuramente più comodo ma anche più lungo.
      Sto ultimando il racconto della visita al Bus de le Néole dalla val Pegolera….altro percorso molto affascnante.

  4. Marco Rasa says:

    Bel racconto…io ci sono stato 2 giorni fa arrivando di sera al bivacco Mandre dal centro minerario di Valle Imperina e salendo l’indomani mattina molto presto…in effetti mi domandavo il momento in cui avrei visto il mitico “bus de le neole” che mi è apparso quando, poco prima della forcella, vedi la piccola deviazione sulla sinistra e intuisci la presenza della voragine…che dire…magnifico! Rientrato poi per forcella de l’Om e la vallata solitaria e magnifica che scende alla strada militare…unica “pecca” in effetti la mancanza di acqua.

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